Il triangolo e la sua simbologiaThis is a featured page



Il triangolo e la sua simbologia - Sierpinski




Tanti anni fa C. G. Jung ricordava che l’uomo, prima d’essere un animale sociale e razionale, come voleva Aristotele, è anzitutto un animale simbolico, che cioè costruisce simboli dei quali si nutre incessantemente. Se diamo al termine simbolo una significazione ampia, non v’è nulla nel campo dell’attività umana che non sia simbolico. Tuttavia il simbolo indica una realtà irriducibile alla dimensione strettamente razionale. Ciò non significa che il simbolo sia ‘irrazionale’ o ‘non razionale’, ma che gli strumenti della ragione non possono completare la totalità che il simbolo rappresenta.
Nei confronti del simbolo si ha sovente un atteggiamento da collezionisti, accade insomma sovente che gli studiosi del ramo, forti d’una raccolta impressionante di significazioni del simbolo, tendano ad adottare un comportamento non dissimile a quello che abbiamo nel campo dell’arte, in cui ci è naturale staccare un quadro dalla sua ubicazione naturale, sia una cappella, un edificio privato o una chiesa, e metterlo in un museo. Una sorta di congelamento.
Uno degli aspetti che possono connotare il simbolo è la sua possibile topografia reale o ideale: il simbolo del sole se posto a oriente può avere un significato, se posto a occidente un altro. Molto spesso il codice simbolico si articola all’interno d'uno ‘spartito’ non diverso da quello di un pentagramma musicale in cui viene collocato in rapporto all’axis mundi: allora un certo simbolo potrà parlare d’uno stato dell’essere corrispondente a un certo livello di coscienza e a una certa posizione cosmogonica.
Ma fin qui stiamo semplicemente lambendo la
polisemia di un simbolo e di tutti i simboli. Cioè, in altre parole, un simbolo, come una qualsiasi parola, ha un ventaglio semantico, un ventaglio di significati, di più o meno ampia ricchezza.
I simboli sono l’anello finale di un sistema linguistico infinitamente più complesso di cui spesso percepiamo singole parole e non il senso d’una frase.
Per cercare d’intendere un simbolo va considerato il contesto in cui esso viene espresso. Decontestualizzando il simbolo si perde la possibilità d’intendere il suo senso più profondo. Ma parlando di triangoli, anche se con sfumature diverse, per ogni popolazione nel tempo e nello spazio, hanno indicato qualcosa di superiore, di alto.
Il triangolo si ricollega alle varie simbologie del ternario. Esprimeva, prevalentemente sia l'Ideale della Divinità, simbolo di Trinità, sia l'idea dell'Ascesi dell'uomo verso la trascendenza divina, l'Universale, il Macro-Cosmo, sia l'idea della Proiezione Divina o di Potenze celesti verso l'Umanità e la Natura.
Ciascun triangolo corrisponde ad un elemento: l’equilatero alla terra, il rettangolo all’acqua, lo scaleno all’aria, l’isoscele al fuoco. Un triangolo isoscele, il cui angolo al vertice corrisponde a 108°, dà le proporzioni del numero aureo e presenta un aspetto particolarmente armonioso. Il triangolo con la punta verso l’alto simboleggia il fuoco e il sesso maschile, con la punta in basso invece sta a significare l’acqua e il sesso femminile. Il pentaclo di Salomone è composto da due triangoli inversi e significa saggezza umana. In relazione al sole e al grano il triangolo è doppiamente simbolo di fecondità. Come ogni generazione avviene attraverso la divisione, così l’uomo corrisponde ad un triangolo equilatero diviso in due, cioè ad un triangolo rettangolo. Il quale secondo l’opinione di Platone nel Timeo, rappresenta anche la terra. Molto spesso fu utilizzato nei fregi ornamentali in India, in Grecia e a Roma, con significato costante. Il triangolo per eccellenza è quello il cui vertice è di 36° e i due angoli di base 72°. Il numero 36 rappresenta la solidarietà cosmica, l’incontro degli elementi e delle evoluzioni cicliche. I numeri derivati indicano le relazioni tra la triade cielo-terra-uomo. 36 è anche la misura del quadrato di lato 9. È il valore approssimativo del cerchio di diametro dodici. 360 è la divisione del cerchio e dell’anno lunare. La maggior parte dei ciclici cosmici è multiplo di 360. Il pentagono stellato diviene un pentagramma e designa l’armonia universale. Lo si ritrova spesso impiegato come talismano contro le cattive influenze. Esso è altresì la chiave della geometria ed è la base della sezione aurea, per cui è chiamato anche proporzione divina. Oltre l’importanza riconosciutagli dai Pitagorici, in alchimia il triangolo è, ad un tempo, simbolo del fuoco e del cuore. A questo proposito occorre considerare i rapporti tra triangolo dritto e triangolo rivoltato, essendo il secondo il riflesso del primo e, per estensione, la natura divina di Cristo e la sua natura umana, cioè la montagna e la caverna. In India il triangolo rovesciato è anche il simbolo della maternità (il delta greco ha lo stesso significato). L’equilibrio dei due triangoli sotto la forma dell’esagono stellato (il “boudier” di Davide) è l’espansione sul piano della manifestazione divina. Ai triangoli sono legate varie speculazioni, così come sui poliedri regolari che derivano dai poligoni equilateri sulle innumerevoli triadi della storia religiosa; sui trittici della moralità: ben pensare, ben dire, ben fare; saggezza, forza, bellezza, ecc; sulle fasi del tempo e della vita: presente, passato e futuro; nascita, maturità e morte; sui tre principi dell’alchimia di base: sale, zolfo e mercurio.

Gli antichi Egizi e la piramide
Le conoscenze geometriche vengono da lontano e, per questo motivo, a mio giudizio è necessario fare una salto indietro nel tempo per capire da dove si origina tutta questa competenza geometrica. Ecco perché, ritengo fondamentale capire da dove veniamo per poi poter comprendere il mondo geometrico di oggi intorno a noi ed approfondire le nostre ricerche per poi applicarle alla didattica della matematica a scuola. Ritengo fondamentale porre queste generiche basi per comprendere meglio il mondo geometrico che ci circonda. Sicuramente i migliori geometri sono stati gli egiziani. Basta guardare la magnificenza della loro storia/ cultura per capire la loro competenza con i numeri. Abilissimi matematici, perfetti architetti che ci hanno lasciato opere meravigliose. Le prime linee che si presentano all'immaginazione dell'uomo sono la retta e il cerchio. Con esse nasce la geometria, il cui nome, letteralmente misura della terra, indica chiaramente a quale fine esse fossero dirette. I primi geometri dell'antichità sono gli agrimensori dell'antico Egitto. I greci danno loro il nome di arpedonapti, annodatori di corde. Tirando le funi, i geometri egizi potevano tracciare sul terreno rette e cerchi, un'operazione di cui resta una traccia in molte lingue moderne, nell'espressione "tirare una retta". L'uso delle corde per operazioni sul terreno permane inalterato per molti secoli, e si ritrova nel lavoro degli agrimensori anche in tempi relativamente recenti. Le testimonianze degli storici greci vogliono che la geometria (letteralmente: misura della terra) sia nata in Egitto. Dice Erodoto: “Dicevano che questo re [Sesostri, ca. 2000 a. C.] distribuì il territorio fra tutti gli egiziani, dando a ciascuno un lotto uguale di forma quadrata, e che in base a questa suddivisione si procurava le entrate, avendo imposto il pagamento di un tributo annuo. Se da un podere il fiume asportava una qualche parte, il proprietario, recatosi presso il re, gli segnalava l'accaduto: egli allora mandava funzionari che osservavano e misuravano di quanto il terreno era divenuto più piccolo, affinché per l'avvenire il proprietario pagasse in proporzione il tributo. Io ritengo che in seguito a ciò sia stata inventata la geometria e sia poi passata in Grecia”. Se poi il fiume aveva semplicemente cancellato i confini dei campi, era compito degli stessi funzionari ristabilire le giuste divisioni. Gli agrimensori egizi erano chiamati "arpedonapti", annodatori di funi. E tirando le funi essi tracciarono le due linee più semplici e più importanti della geometria: la retta e il cerchio. La prima, semplicemente tendendo una fune tra due punti, un'operazione di cui resta ancora un'immagine nelle espressioni "tirare una retta", "tirare una perpendicolare"; il secondo, facendo ruotare uno di questi attorno all'altro che rimane fisso. Immaginavano a quale ricchezza di costruzioni potessero condurre queste due pratiche così elementari? Probabilmente no. Di certo però la necessità di costruzioni del tipo di quelle che oggi chiamiamo "con riga e compasso", ma che più propriamente forse si dovrebbero dire "con cerchi e rette", dovette emergere subito dalle esigenze pratiche del lavoro degli agrimensori. Oggi è così naturale considerare il foglio come il terreno naturale della geometria, che percepiamo l'uso esclusivo della riga e del compasso come una limitazione arbitraria, introdotta da spiriti speculativi che preferivano la ristrettezza del numero degli assiomi alle comodità derivanti dalla molteplicità degli strumenti; cosicché il geometra teorico -parlo qui naturalmente del geometra classico, euclideo- si distingue dal tecnico -agrimensore, architetto- soprattutto perché il primo si preclude volontariamente l'uso di strumenti, squadre, pantografi, che invece il secondo utilizza con profitto. Queste considerazioni ci riportano di nuovo al problema iniziale: quali tecniche usavano gli agrimensori egizi per delimitare sul terreno dei campi quadrati? come facevano per ottenere un angolo retto? Un modo possibile, ipotizzato da vari studiosi, è legato alla conoscenza del teorema di Pitagora (VI sec. a. C.), o meglio del suo inverso, e cioè alla consapevolezza del fatto che un triangolo i cui lati hanno lunghezza 3, 4 e 5, nel quale quindi il quadrato del lato maggiore è uguale alla somma dei quadrati degli altri due, ha un angolo retto. Disponendo allora di una corda ad anello, di lunghezza totale 12, sulla quale siano segnati tre punti, a distanze per l'appunto 3, 4 e 5, e tirandola a forma di triangolo con i vertici nei punti segnati, si ottiene un angolo retto, e precisamente quello formato dai lati più corti, lunghi 3 e 4. Se questo sia stato il procedimento effettivamente seguito dagli agrimensori dell'antichità non è noto, come non è certo che gli egizi sapessero che il triangolo di lati 3, 4 e 5 è rettangolo. Ma anche ammesso che essi avessero conoscenza di questo o di altri triangoli pitagorici (e ampie testimonianze della conoscenza di terne pitagoriche si hanno se non nella matematica egizia, certo in quella babilonese), resta il fatto che questa presuppone la conoscenza della natura, o quanto meno della generazione dell'angolo retto. Nell’antico Egitto, Cheope ordinò di erigere la ciclopica struttura piramidale, passata alla storia comune come prima meraviglia del nostro pianeta. Nella piramide egizia di Cheope è presente la «quadratura del cerchio», cosa che comporta la rettificazione del “quarto della circonferenza”. In pratica l'altezza della piramide di Cheope corrisponde al raggio della circonferenza da rettificare, mentre il quadrato relativo di base è il risultato. Nel passato per arrivare a tanto e poi ottenere il valore prossimo al «π» greco, c'è stato chi ha suggerito delle elaborazioni che meglio si accostano a questo scopo. Il valore numerico del suddetto angolo, presentato nella sua espansione decimale indefinita, da stimare “aureo” (per rifarmi alla famosa «sezione aurea o media ragione» cui si conformavano gli artisti e costruttori del Rinascimento), è il risultato di una serie di semplici calcoli di geometria analitica. Si tratta dell'intersezione di un cerchio con una parabola, con i seguenti parametri e calcoli relativi. La piramide è un cubo sormontato da quattro facce triangolari. Simbolicamente il cubo presenta delle affinità con il quadrato, e quindi con il numero quattro, il numero della materia, dei quattro elementi: terra, acqua, aria e fuoco. Rappresenta dunque tutto ciò che è solido e stabilmente radicato nella materia. Tuttavia il cubo è solo la base della piramide e sostiene quattro triangoli. In rapporto al quadrato, simbolo della materia, il triangolo è il simbolo dello spirito, perché il tre è il numero dei principi divini: luce, calore e vita. Quattro (la materia) più tre (lo spirito) fanno sette, il numero dell'uomo. In alto, c'è il tre (la luce, il calore e la vita, che nell'uomo sono rappresentati dall'intelletto, dal cuore e dalla volontà); e più in basso vi è il quattro (le due braccia e le due gambe). l tre si unisce dunque al quattro per formare un essere vivente: il sette. Nell’antico Egitto era chiamata MR (pronunciato MER). I due segni consonantici sono ricchi di significato. Il prefisso M significa il luogo, ed R designa l’atto di salire: quindi luogo dell’ascensione. Alle sue origini la Piramide simboleggiava una scala, mezzo di tramite per la salita verso il cielo. In seguito sarà usata come tomba e il vocabolo MER finirà per designare qualsiasi tipo di sepoltura, un luogo che per gli Egizi era comunque sempre sede di gestazione e poi di resurrezione. La base della Piramide abbiamo detto essere un quadrato. I quattro triangoli che partono dal quadrato di base della Piramide terminano con Uno, il piramidion (la sommità), ovvero il divino. Dio è Uno nella sostanza e tre nel mondo. In Egitto il triangolo simboleggia la stella Sirio e la luce zodiacale. Inoltre esprime le radiazioni solari raffigurate da un fascio triangolare di raggi provenienti dal sole. La Piramide concentra quindi il calore e la luce divina, canalizzandoli verso i corpi posti in essa (la mummia o l’iniziato), così che essi rinascano al momento della fusione di Osiride (il 4) con Ra (il 3).

Triangolo: simbolo che accomuna le religioni
Nella storia delle religioni, il triangolo è considerato simbolo di perfezione. Si ritrova tanto nel mito quanto nel culto delle grandi religioni politeiste; a volte è formato secondo le leggi dell’associazione umana, come nel caso della famiglia divina protettrice dell’antico Egitto (Osiride, Iside ed Horus), nella religione cristiana, o di Giove, Giunone e Minerva nella religione romana. Altre volte è formato da divinità rappresentanti elementi naturali, come nel caso babilonese di Anu (cielo), Enlil (aria e terra) ed Ea (oceano). Caso diverso è quello della trimurti indiana, che rappresenta piuttosto una trinità, in quanto è l’unità sostanziale, l’assoluto incorporeo che si manifesta sotto tre diverse forme: Brahma il creatore, Visnù il conservatore e Siva il distruttore. Il rapporto della triade con l’unità può essere espresso da un triangolo equilatero, dove in ognuno dei tre angoli diversamente indicati è data ogni volta la triade intera. E’ simbolo di armonia, di soluzione del conflitto dualistico, è la scoperta del vertice, il terzo termine che unifica dall’alto i due opposti ad un capo ed all’altro della retta sottostante.
Cristianesimo- Il Dio del cristiano è Unità, esistente in tre modi. Così la parola Padre ci presenta Dio nel suo modo di essere di principio fondamentale. La parola Verbo ci presenta Dio nel suo modo di essere di pensiero o sapienza che Egli, pensandoci fin dall’eternità, genera ab aeterno. Le parole Spirito Santo ci presentano Dio nel suo modo di essere di Amore, che procede dal padre, il quale si conosce nel Verbo. L’esperienza mistica fa intuire al credente cristiano che la Trinità è l’espressione stessa dell’Amore, tanto nei rapporti interni di Dio con sé stesso, quanto nei Suoi rapporti con l’umanità. Ed appunto perché è Amore, Dio è Dio per noi (Padre), Dio con noi (Figlio), Dio in noi (Spirito Santo). Dio, Uno e Trino nel contempo. Il concetto della Trinità divina è molto antico ed è arrivato fino a noi, benché da un'era all'altra abbia assunto nomi e aspetti diversi. Il Triangolo è stato anche usato per simboleggiare il Paradiso, poiché questa era la casa di Dio.
Ebraismo- La “Stella di David” o Stella a sei Punte è formata da due triangoli che si intersecano e i due triangoli rappresentano la Trinità, o Principi Generatori. Questa Stella è pregna di grandi significati che cercheremo di richiamare alla mente, ma soprattutto al nostro modo di sentire e di agire che è l’unico e il vero motivo dei nostri studi. Se guardiamo in chiave spirituale e reverenziale il simbolo della stella a sei Punte, ci sembrerà quasi di vedere a chiare note come i Tre Principi Divini, indicati dal triangolo con la punta verso il basso, scendano nella materia per animarla e in noi per formare nel nostro cuore un antro che custodisca il Sé (l’unione dei Tre Principi) per divenire noi stessi il Tempio del Dio Vivente. Così che dalla terra possa ripartire il Triangolo, quello con la punta verso l’alto, portatore di energie purificate e liberate dalle scorie, per opera soprattutto dell’uomo che prende coscienza del suo compito nella vita. Nell’incontro di questi due triangoli, quando avviene in noi, si sprigionano fiamme di catarsi, di purificazione e di sublimazione che ci portano a livelli sempre più profondi di consapevolezza. Sentiamo in noi la presenza della divinità, vediamo noi stessi far parte della vita infinita, ma prendiamo altresì sempre più coscienza del grande lavoro di purificazione che siamo chiamati a svolgere, per purificare le energie dalle scorie della materia e dalle forze basse in cui la terra le ha coinvolte. Il Triangolo con la punta in alto indica infatti le energie di ritorno, energie che hanno dato la vita al mondo coinvolgendosi nella materia e che ritornano purificate per opera soprattutto degli “Uomini Giusti”. Il concetto di S.S. Trinità che racchiude il grande mistero della vita andrebbe teologicamente approfondito per comprendere la consustanzazione delle tre entità, ma noi ci limiteremo a dire che tutte le religioni e le teorie filosofiche ed esoteriche hanno riconosciuto che alla base della vita del microcosmo e del macrocosmo ci sono “Tre Principi Generatori”. La Stella a Sei Punte è inscritta in un circonferenza e tocca in maniera regolare sei punti della circonferenza stessa. Se congiungiamo questi sei punti si forma un esagono regolare che possiamo definire il tema natale dell’uomo perfetto, di colui che si è saputo mettere al centro dei due triangoli che si intrecciano e che ha saputo armonizzare tutte le sue funzioni psichiche. La Stella a Sei Punte possiamo dire che indica l’uomo, il suo rapporto con la divinità e il suo iter di purificazione. È interessante a questo punto notare che Roberto Assagioli si serve come simbolo per rappresentare le funzioni psichiche più importanti dell’individuo, di una stella a sei punte e che, proprio come in un tema natale, inserisce le funzioni dell’inconscio nella parte al di sotto dell’orizzonte e quelle coscienti e di apertura sociale, al di sopra dell’orizzonte. Un tema natale è sempre simboleggiato dalla inscrizione di un poligono in una circonferenza, dove la circonferenza è il simbolo del cielo, dell’universo e dell’infinito e così i due Triangoli intrecciati e inscritti nella circonferenza indicano l’uomo – Dio e la sua presa di coscienza. Dunque la Stella di David.
Buddismo- La dottrina buddista aveva intuito la riducibilità delle forme geometriche, identificando nel triangolo la figura base, perfetta, polivalente, sempre uguale e sempre mutevole. Il triangolo è la visualizzazione razionale del tre, cioè del numero perfetto; l'unità è indice di insufficienza, il due di opposizione, il tre di decisione e di conclusione. E' la figura piana più elementare: qualsiasi altra forma geometrica si può scomporre in più triangoli. E’ alla base della rappresentazione buddista della terra e del cielo, e delle due forze dialettiche che presiedono alla creazione: l’Ying e l’Yang. La terra è un quadrato inserito in un cerchio: il cielo; una retta attraversa il quadrato da un vertice all’altro, da nord a sud, dividendolo in due triangoli perfettamente uguali: l’Ying e l’Yang, il negativo e il positivo, il bianco e il nero; i due simboli della creazione, i due elementi che ritornano invariabilmente in qualsiasi fenomeno naturale.

Triangolo tra mitologia, filosofia ed alchimia
Da sempre il triangolo rappresenta il "dogma" della trinità, il quale, sino a che non si avevano queste conoscenze aveva valore di mistero e di verità rivelata indiscutibile e incomprensibile. Il triangolo equilatero sta ad indicare che le tre funzioni della coscienza devono essere sviluppate in maniera eguale per poter raggiungere quella "vista" spirituale che ci permetterà gli ulteriori progressi. Dentro questo simbolo religioso troviamo infatti sovente rappresentato un occhio, (l'occhio di Dio). Esistono però due tipi di triangolo equilatero: 1- triangolo equilatero con il vertice in alto che in alchimia è il simbolo del fuoco il cui colore è il rosso. E’ simbolo della vitalità di Mercurio ermafrodito. Mercurio è ermafrodito perché ha raggiunto l'unità degli opposti, è chiamato anche psicopompo degli dei, ossia portatore della volontà e dell'amore divino che procede dal Creatore verso ciò che ha creato, il cui colore simbolico è sempre il Rosso che infatti nella circonferenza cromatica sta nel vertice del triangolo dei colori primari, in alto nel punto di partenza del movimento vitale circolare. Il Rosso Mercurio con le ali ai piedi, portavoce del Dio e patrono dei ladri per meglio connotarne la doppia natura di questa figura della psiche materiale e spirituale che dovrebbe rappresentare la coscienza maschile, è contemporaneamente l'Animus della figura inconscia che appare nei sogni delle donne, nei sogni di entrambi i sessi appare spesso come colpo di vento o vortice d'aria e così sempre è stato rappresentato nei miti. 2- triangolo equilatero con il vertice in basso. In alchimia è il simbolo dell'acqua, simbolo classico del regno inconscio. Mentre con un trattino orizzontale è il simbolo della terra. (Madre di tutte le cose). Acqua e Terra sono entrambi simboli dell'Inconscio rappresentato da Venere ermafrodita, perché a sua volta ha raggiunto l'unità degli opposti, figura complementare femminile di Mercurio, corrispondente all'Anima nei sogni degli uomini, e la figura che dovrebbe essere integrata nella coscienza delle donne individuate, ed elemento trasformante della coscienza degli uomini, alla quale da sempre la mitologia ha attribuito il colore Verde che infatti nella circonferenza cromatica sta in basso come complementare del Rosso Mercurio.
A ribadire che quattro sono gli elementi necessari per raggiungere l'unità degli opposti, dove fuoco, aria, terra e acqua sono i quattro elementi simboli che si riferiscono alle quattro funzioni della coscienza, tre dello stesso sesso e una di sesso opposto nell'inconscio, rappresentato dall'acqua sia per l'uomo che per la donna, che bisogna rendere coscienti per poter raggiungere la perfezione di Mercurio per lui, e di Venere per lei. Forse il neofita di questi argomenti riesce ad intendere nella sua portata, il significato di quanto appena espresso. Cioè a dire che da sempre la Sophia degli antichi saggi aveva dato alle geometrie che da essi sono sottese la simbologia che gli compete anche nei rapporti geometrici e fisici che noi moderni abbiamo evinti dalla circonferenza cromatica estratta dalla perfezione dell'arcobaleno e dimostrata con gli strumenti della tecnologia scientifica razionale, ma con molte qualità in meno di quanto avevano già fatto quelli. Ciò equivale a dire che il processo razionale scientifico ha depauperato la ricchezza dei processi informativi della Natura stessa mentre, come dice Jung, al di là del valore matematico del calcolo spicciolo, i numeri che rappresentano queste forme e questi rapporti sono archetipi di un ordine interno della natura stessa che attraverso essi tende a rendersi cosciente alla natura umana per mezzo della proiezione simbolica che parte dall'Inconscio e diventa cosciente con l'uso corretto delle quattro funzioni della coscienza. Questa stella a sei punte formata da sei triangoli ed un pentagono al centro rappresentava la materia prima alchemica, sorgente inesauribile di vita, fuoco sacro, germe universale di tutti gli esseri. Il Pentalpha è un simbolo ideato da Pitagora, dopo che ebbe risolto il problema del segmento aureo, la parte del raggio di in cerchio corrispondente all’alto del decagono in esso inscritto. Il termine significa "cinque alfa", ossia cinque principi. Ai quattro già convalidati da Empedocle (Aria, Acqua, Terra e Fuoco), Pitagora ne aggiunse un quinto ovvero lo spirito. Il Pentagramma era dunque il simbolo dei pitagorici, ed era tracciato con una circonlocuzione che significava un triplice triangolo intrecciato. Veniva usato nella loro corrispondenza a significare "sta bene". Il Pentalpha dei greci significava natura, vita e salute. Dunque, dalla mitologia, passando per la filosofia, giungiamo all’alchimia: il Wirth sostiene che, secondo la peculiare interpretazione alchemica, nell’ordine delle figure chiuse, il triangolo si colloca tra il cerchio ed il quadrato, da cui si può dedurre che rappresenti un’entità intermedia tra la sostanza quasi astratta, ovvero spirituale, e la materia che ricade invece sotto i nostri sensi. In pratica il triangolo diviene il simbolo degli elementi occulti. Questi sono astrazioni intelligibili che sfuggono completamente alle nostre percezioni fisiche. D’altro canto ogni aspetto della materia non potrebbe essere che il risultato di un equilibrio realizzato tra gli stessi elementi, che si oppongono due a due, come indicato nella figura. Ciò vuol significare che l’Aria, leggera e sottile, alleggerisce, controbilanciando l’azione della Terra, pesante e spessa, che appesantisce. Fredda ed umida l’Acqua contrae, d’altra parte, quello che il Fuoco secco e caldo dilata. Il simbolo del Fuoco ricorda la fiamma protesa verso l’alto e che termina a punta. Allude quindi ad un moto ascendente, di crescita o dilatazione, ad un’azione centrifuga, invadente e conquistatrice. Di per sé il Fuoco ha le tendenze impetuose dell’energia maschile. Incita alla collera e sarebbe portatore di distruzione se non fosse moderato dagli altri elementi combinati. Alla forza ascensionale del fuoco si oppone in primo luogo l’Acqua, che scorrendo verso il basso va a riempire ogni spazio cavo o vuoto. Rinsalda cioè quanto il Fuoco dilata. La sua è quindi un’azione centripeta o costrittiva, che invece d’elevarsi verticalmente come il Fuoco si spande in orizzontale. Tende così al riposo, alla calma, il che consente di accostare la sua passività alla dolcezza femminile. A giudicare dal suo ideogramma " A ", l’Aria non sarebbe che un Fuoco bloccato nella sua ascesa, soffocato, spento dalla barriera orizzontale che attraversa il triangolo igneo decapitandolo. Non resta altro che fumo, vapore e gas, sostanze che si diluiscono espandendosi in tutte le direzioni, alla maniera dell’Acqua. Quanto alla Terra, essa è un’acqua inspessita che non scorre più, e realizza la completa inerzia allo stato solido. Gli alchimisti hanno trovato anche nei metalli questi principi generatori: lo Zolfo Principio, Mercurio Principio che generano il Sale Principio. Senza la fusione di questi “Principi Primi” o la loro scissione (solve et coagula) il mondo non sarebbe esistito.

Triangolo simbolo massone
Innanzitutto chi sono i massoni e cosa si propongono: le notizie sono tante e frammentate, ma di sicuro si sa che i massoni richiamano la memoria del primo grande architetto, un egiziano di nome "Hiram"al quale fu dato l'incarico di costruire il tempio di Salomone (quello ove alloggiarono i Templari), nascono come associazione di mutua assistenza, quella della libera muratoria, nobile arte di squadrare la pietra grezza e farne opere grandiose come le cattedrali, paragone esoterico con l'uomo comune il quale, simile a pietra grezza, una volta assurta la conoscenza possa ascendere alla grandezza del tempio che è racchiuso in ognuno, riscoprendo, infine, che l'architetto dell'universo è Dio che impugna squadra e compasso e che osserva l'uomo, con il suo occhio, dall'interno di un triangolo simbolo di perfezione. Nella simbologia massonica sono spesso presenti elementi di origine ebraica o egiziana, come ad esempio la menorah, il candelabro sacro a sette bracci (sette è uno dei numeri esoterici templari, sette i voti, sette gli scalini per ascendere al tempio di salomone, insieme al numero otto che rappresenta il paradiso per gli islamici, al nove i fondatori dell'Ordine etc.), la stella di Davide (sigillo di Salomone) o le piramidi (una curiosità, se vi capita, guardate il retro di un dollaro USA...). Una simbologia che richiama elementi sacro-religiosi, senza per altro dimenticare che la religione cattolica ha una diretta discendenza da quella ebraica (Cristo era ebreo, anche se dagli ebrei non è mai stato riconosciuto come figlio di Dio). Quindi il triangolo visto che è uno dei simboli geometrici più semplici, in quanto la costruzione della figura è il risultato più immediato quando si vuole circoscrivere una superficie con linee rette, è certamente il simbolo geometrico massonico più universalmente diffuso.
Nelle Logge di molte comunioni campeggia all'Oriente del Tempio, ove racchiude "L'Occhio Divino".
Rappresenta la prima figurazione compiuta del punto, dopo che questo scissosi da sè stesso, si ricongiunge a sè mediante una terza autoproiezione.
Il triangolo massonico può essere letto simbolicamente anche come vettore direzionale: nella sua verticalità apicale simbolizzando il lavoro ( o meglio la dinamix della Massoneria rivolta alla gloria del Grande Architetto dell'Universo.
Il triangolo con il vertice in alto ha un significato solare e simboleggia la via, il fuoco, la fiamma, il calore, il principio maschile.



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